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UN SALTO NEI SOGNI

 

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Ti ho cercato la mattina, ho alzato il piumone con le mie stesse gambe per vedere se eri li. A malapena riesco ad aprire gli occhi la mattina, così li richiudo e cerco di ricordarmi com’era quella sensazione quando mi sfioravi il seno, quando mi accarezzavi il bacino un pò carnoso, ”a me fa impazzire” dicevi, a me per niente. Così ho cercato di sfiorarmi da sola e non mi sono venuti i brividi, ho sentito caldo per un minuto pieno, pieno di lacrime, non c’eri, non era uguale. Ricordo quando mi accarezzavi le gambe, le gambe che tremavano d’amore, le gambe che tremano tutt’ora quando mi piace una persona. Mi hai lasciato così, piena di paranoie, complessi, lacrime. E sai cos’è? Ti sei mai sentito gli occhi affogare? I miei stan chiedendo pietà, non riescono più ad andare avanti, sono pesanti, neri, scuri, rossi. E il mondo è pieno d’amore, nel mondo ci sono 6 miliardi di abitanti e ci dovrà pur essere una persona che sia ingrado di riamarmi, no? E invece no, due anni ad aspettare, come se stessi aspettando l’autobus, come se su quell’autobus ci fosse la persona adatta per me. La nostra vita non è un film, la mia è piu come la vodka rovesciata sul tappeto nuovo in piena notte, le sigarette sempre iniziate e mai finite dallo schifo, dall’amaro in gola, dal magone che mi stringeva e mi faceva tossire. La mia vita è come una porta sbattuta in faccia 9 giorni su 7, non è come quella della mulino bianco, colazione insieme, baci sulla guancia e si scappa a scuola. Anche se resto dell’idea che l’amore della vita potrebbe essere il ragazzo che si fa di ero e coca che vive nella palazzina accanto, la ragazza che ricopre di polistirolo gli spigoli per paura di farsi male che incontri sotto la metro. Il ragazzo ideale lo vorrei trovare a caso, non mi va di cercarlo, ho cercato abbastanza, ho dato abbastanza e ricevuto sempre e solo brividi, emozioni mai provate che pian piano diventavano odio verso di loro, odio puro, ma tutt’ora piango, piango perchè mi sento sola. Si dice ”mangia il mondo, non farti mangiare”.

”L’insicurezza è una condizione emotiva di cui tutte le persone normalmente fanno esperienza. Si manifesta, prevalentemente, con una sensazione di smarrimento che fa dubitare di quello che si pensa e fa temere di prendere decisioni sbagliate. Questa sensazione di insicurezza, spesso, è legata a circostanze temporanee e definite; cioè, si manifesta in concomitanza ad eventi importanti della vita (la perdita di una persona cara, il cambio di lavoro o di città, la fine di una relazione sentimentale, ecc.) che, più di altri, mettono la persona in discussione. L’insicurezza, di per sé non è dannosa; anzi, in alcuni casi, può essere utile a farci compiere la scelta più giusta ed è, quindi, funzionale alla persona.”

E cosi a tutti piace mangiucchiarsi le pellicine rimanenti che lasciano le unghie strappate via per rabbia, c’è chi gioca a pallone, chi fa pugilato, e chi, come me, si stacca le pellicine dal labbro per il nervosismo, le insicurezze, le paure. Un proogetto dedicato al mio essere, a chi forse non sa ancora cos’è l’amore, a chi ha voglia di scoprirsi. Ho bisgno di scrivere, di scattare, e come lo fa la musica lo voglio fare anche io, aiutando chi, come altre persone non riesce ad esprimersi.

Tu hai preso la mia vita e mi hai drasticamente distrutta e ricostruita, e ancora e ancora. E te lo lascerei fare mille volte perché sono sicura che creerai altro disordine. Altre storie da compiere, altri viaggi da programmare, altre cose da bere, altre storie da raccontare, altre parolacce da usare, altra pizza da mangiare. Tanta, tantissima pizza da mangiare ad ogni angolo della casa. Ed è per questo che adoro te e la pizza, ma sopratutto te ed è strano che io dica questo perché l’amore del cibo non si discute ma delle volte stai con qualcuno e il desiderio del cibo diventa l’ultima delle tue preoccupazioni perché è come se quella persona ti riempisse lo stomaco fino a farti sentire
sazio e c’è chi direbbe che non è mai la stessa cosa di un piatto di pasta, fatta col pomodoro, della nonna ma se solo quel qualcuno provasse cosa vuol dire stare al fianco di qualcuno per cui combatteresti cento e cento volte allora manderebbe a farsi bene dire antipasto, primo, secondo e pure il dolce. E nessuno manda mai via il dolce.

Sai quando il mondo scorre e tu ti fermi soltanto un secondo a darti un’occhiata e tutto ti sfugge di mano con una maestria allarmante? A me è successo. E non so se è perché non m’importava più niente da un pezzo, o perché ancora non realizzo niente, o per chissà che cosa, ma la botta allo stomaco c’è stata, la voglia di piangere pure:
anche scappare, urlare, crollare. Io mi chiedo se io valessi la pena di tutte le bugie. E di tutti i pianti. E di tutto l’amore che adesso mi chiedo se ci sia mai stato. Non voglio nessuno adesso, tantomeno qualcuno che mi dica che già se l’aspettava, che l’amore non esiste, figuriamoci se esiste tra qualcuno che gli occhi non se li è mai visti e magari c’hanno pure ragione.
Ma a me manca.
Perché chiunque fosse, io ero importate.
Perché chiunque fosse, era lì e non scappava.
Perché chiunque fosse, mi ha lasciato un pezzo di sé qui.
Ma si va avanti, si deve andare avanti, lasciarsi tutto alle spalle, qualunque fosse il tempo trascorso, e bisogna andare avanti perché nessuno si ferma ad aspettarti.Ma io preferisco stare ferma ancora un attimo, perché magari qualcosa torna.
E con questo io ho finito anche se non ho mai cominciato.

“E potrei andare ovunque, perdermi, non ritrovarmi mai, perdere persino i miei passi: ma so che dovunque io vada sarai lì sussurrandomi che in fondo mi aspettavi da sempre.”

 

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In fin dei conti tutto questo non è facile e gira voce che nessuno abbia detto che non lo è stato, non lo è, e non lo sarà mai. E quindi, quindi m’importa. Di tutto quello che mi è passato tra le mani e l’ho stretto, di tutto quello che è ancora mi si è aggrappato addosso di sua spontanea volontà, di tutto quello che spero vivamente debba ancora arrivare. Perciò piango. Perché mi importa così tanto da azzerare me stessa e lasciare che siano le cose brutte a fare effetto, quelle che non vorresti mai ricordare, che cerchi di cancellare in ogni modo possibile. Ed è la prima volta che io ammetto di volere una mano, un braccio, un qualcuno che la sera quando torno a casa si preoccupi di cos’ho fatto o se la mia giornata è andata bene. Lo giuro, io ho bisogno di questo qualcuno che mi faccia continuare a piangere e poi mi compri un gelato per far andare tutto bene, di questo santissimo qualcuno che mi dica che oggi piove e il sole sono io anche se non dormo a notte e bevo troppo caffè. Tutti hanno il loro qualcuno, lì, che li stringe o che ancora li aspetta, tutti ed anche io ma delle volte vorrei tanto che mi si presentasse sotto scuola con una rosa blu in mano, perché io adoro le cose blu e le sorprese. E allora ci casco. Perché ci credo e perché ci spero. Mi rompo le ossa, le ricostruisco, e continuo incessantemente ad andare con la testa al muro. Io non sono una bella persona, non lo diventerò mai e non so nemmeno se voglio esserlo ma continuo ad avere sempre gente intorno, che magari fa gli sforzi per farmi ridere eppure anche col sole mi viene da piangere, parlare non ha senso e mi viene anche bene piangermi addosso. Io non sono una bella persona, e lo so, e probabilmente me lo ripeterò per il resto della vita ma voglio qualcuno che, per una volta, davanti a quel dannato ‘mi importa’ ci metta me.

 

“White lips, pale face Breathing in snowflakes Burnt lungs, sour taste Light’s gone, day’s end Struggling to pay rent Long nights, strange men”

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Ce’ che il fumo di una sigaretta non sarà mai paragonabile all’amore. Non parlo del nostro, parlo di quello in generale. Sai continuo a non crederci, l’amore di solito è fatto di grandi litigi, di grandi notti passate a fare l’amore, di bigliettini lasciati sul tavolo e di qualche schiaffo qua e la per poi baciarsi. L’amore è l’amaro che ti lascia il caffè quando hai appena finito di litigare, l’amore è la sigaretta dopo aver passato le ore nudi su un letto, l’amore è indescrivibile, forse ancora devo scoprirlo per bene. L’amore è il mal di testa dopo aver ascoltato la canzone preferita per ore con le lacrime che ti bagnano le labbra. L’amore è un po come il fumo della sigaretta, non credi? Solo che fuoriesce lentamente, non in 1 secondo. L’amore soavemente ti colpisce il cuore, ti fa innamorare, ti fa usare la parola ti amo, non detta ogni 3×2, magari una volta a settimana, quello sentito, è quella bestemmia che tiri ogni santo giorno per la paura di perderlo, quelle urla fatte sotto un cuscino per non farti sentire e quei pianti infiniti fatti in doccia per far si che le lacrime si immischino con le gocce d’acqua potabile. La tazza di caffè che ho davanti mi proibirà di andare a dormire presto anche stasera, ma alla fine cosa conta? Starò a fissare le stelle come ogni santa notte in balcone una sigaretta tira l’altra, un caffè tira l’altro, una lacrima tira altre. E il freddo non penetra nelle ossa, no, me ne sono fatta una ragione per la quale sto cosi, non sento freddo quanto il giorno, la notte ho caldo, sudo, tremo dalla paura per perdere qualcos’altro. Qualcosa di caro, altra cosa che ti farà stare peggio il doppio, magari il triplo. L’amore è strano, l’amore è stare male, altrimenti non si chiamerebbe tale. E volo via come se fossi fumo, volo via come se nessuno mi tenesse coi piedi a terra. Volo via come gli uccelli, la libertà mi è sempre piaciuta, fai ciò che vuoi, al punto giusto, ma fallo. Io ho scritto tante cose per te, tante da poterne fare un’intera trilogia di libri, e ogni tanto mi rifugio in quello che ho lasciato sulla carta per convincermi che è tutto lì. E invece ho tante e cose da dirti ancora e non lo faccio, e il motivo ancora mi è sconosciuto, ma so che prima o poi sarà il momento di dirti tutto quello che da troppo tempo mi lacera lo stomaco e non mi fa dormire la notte e spero che tu sia pronto perché quello sarà il momento dove dovrai capire se vuoi restare o vuoi andartene. E io, con tutti i pezzi di cuore che mi restano, vorrei che tu scegliessi di restare sempre. Cosa non farei per riuscirti a dire quanto insieme a te, nonostante me, io mi sia sentita vera. E’ vero, ma è vero, che mi fai impazzire se penso che le cose che ho toccato insieme a te debbano svanire. Nella mia vita niente mi appartiene, tranne quegli istanti in cui insieme, noi, siamo stati bene. Guarda queste mani, guarda quante linee. La casualità mi ha portato qua che precisione. “Apri gli occhi, non aver paura, non far nessun rumore perchè io sarò con te fino a quando non cadremo”. Ma siam caduti, son caduta, mille, duemila, tremila volte ma evidentemente son caduta da sola.

Non stringermi, ho bisogno di volare,
ho bisogno di iniziare ad amare.

“Eppure ti ho visto tranquillo premere quel tasto e fare delle foto. Ti ho visto urlare al mare, al cielo, alla sabbia, urlare canzoni che non avresti mai ascoltato, ti ho visto seduto per terra a fumare col sole negli occhi a crederti bello anche quando non lo eri affatto. Ti ho visto aggrapparti a speranze e a persone che non meritavano niente e sono diventate il tuo tutto. Ti ho visto combattere, e cadere, e combattere ancora, anche col sangue che colava giù dalle braccia perché alcune volte non sei stato abbastanza forte da poter dire no, ti ho visto vestito di tutti i colori e sopratutto di verde e grigio che adori molto, ti ho visto sorridere e morderti le labbra guardando il cielo implorando di non piangere, ti ho visto raccolto all’angolo di un muro mentre ti coprivi gli occhi perché odi piangere in pubblico, ti ho visto sotto ogni cazzo di aspetto.
E adesso perché diavolo ti stai buttando via così?”

“Adesso dovrei dire qualcosa che ti colpisca al cuore, che ti faccia innamorare, che ti faccia venire voglia di avermi. E non mi viene in mente niente di adatto. Se non che sono un totale disastro. Ho diciotto anni e ho appena imparato a fare il caffè. E non so cucinare niente. E sono permalosa e tanto egocentrica. Sto lì a lamentarmi se non mi scrivi quando dovuto, se non mi hai guardato troppo, se non ti piace quello che indosso. Ho la vita disastrata, sono un totale difetto, piango spesso, so cantare male, davvero male, passo le giornate a fumare e, quasi sempre, mai in casa.
Mi piace l’azzurro, e anche il verde, e quando sono innamorata anche il grigio. Sono una tipa abbastanza comune. Di solito magari scrivo pure qualcosa, giusto quattro parole messe in fila, magari anche per qualcuno, o direttamente te, e parlo troppo, fino ad asciugare la bocca e non ho mai niente da bere per rimediare. ”

Qualcuno, se lo vedesse, gli dica che ho pianto anche per lui e sopratutto che la mattina ancora un po’ mi viene in mente, e che la sera è tutto un pensare e che a dir la verità non faccio in tempo a farmelo venire in mente però non lo dimentico perché io suoi occhi erano il mare e in testa aveva il sole in ogni singolo capello giallo splendente. Che qualcuno riferisca, perché io non ho più tutta quella credibilità.

Io sono il cerotto. E nessuno si preoccupa di come sta il cerotto. Se ha voglia di guarire, se ha voglia di appiccicarsi su qualcuno, se vuole rimanersene chiuso nella sua confezione. Il cerotto cura, non viene curato.